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Pro Loco - Predappio Alta |
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A tre chilometri a monte di Predappio, su uno sperone roccioso sul quale si staglia l'antica rocca, sorge Predappio Alta.
Il
piccolo borgo medievale deve la sua denominazione ad un regio decreto del marzo
1936 che volle in tal modo diversificare l'antico agglomerato dalla nuova città
che stava sorgendo a valle. Ma il toponimo Predappio risale, probabilmente, al
nome dei
militari
romani imparentati o seguaci dell'antica famiglia degli Appi insediatisi nella
valle dopo la cacciata dei Galli Buoi.
La località, conosciuta come Presidium Domini Appi, era abbreviata nei documenti in Pre.D.i.Appi. e da qui sarebbe derivato il nome. L'edificazione della rocca si deve a Giovanni d'Epée o d'Appia, che nel 1283 ottenne il castello dal pontefice Martino IV in cambio della sua opera per riportare sotto il dominio della chiesa le città ribelli in mano ai ghibellini.
La storia di Predappio e del suo castello, con l'inizio delle lotte feudali, si identifica con quella di Forlì e dello Stato della Chiesa ed è legata alle fazioni guelfe e ghibelline delle famiglie dei Calboli e degli Ordelaffi di Forlì. Donata alla Repubblica di Firenze da Francesco de Calboli nel 1382, fu eretta in Comune ma passò nuovamente agli Ordelaffi e in seguito alla Santa Sede che la tenne fino all'invasione francese.
Trascorso il dominio napoleonico, il territorio ritornò sotto lo Stato Pontifico fino all'unità d'Italia. Fino al 1927 fu sede del Comune, funzione della quale fu espropriato nel momento in cui apparve più consono alla sua funzione di paese del "duce" creare più in basso una moderna città.
Prossimo evento: Presepe nelle Grotte della Solfatara
L'edizione 2011-2012 si presenta al gentile pubblico con un allestimento totalmente rinnovato e distribuito in 16 scene inedite. Il tema conduttore delle raffigurazioni di questa edizione è:
“La Libertà"
Crediamo che alla base di ogni discorso legato alla religione, ci sia un concetto di sconcertante semplicità eppure così difficile da comprendere appieno: Dio Ama gli uomini al di sopra di qualsiasi cosa. Ecco tutto: Dio Ama gli uomini alla follia e la più alta manifestazione di questo Amore incommensurabile è la Libertà che Egli ci lascia. Sì, Dio lascia l’uomo Libero; sempre e comunque. Libero di amarlo o odiarlo. Libero di fare il bene o il male. Libero di pensare e di agire. Libero persino di credere in Lui o di abiurarlo, maledirlo, bestemmiarlo
Dio non vuole nè sottomettere l’uomo nè costringerlo all’Amore, ed è per questo che rimane nascosto: Egli si cela e aspetta con la pazienza dell’innamorato di essere liberamente cercato e trovato. Anche quando si manifesta in Gesù non fornisce prove inconfutabili della Sua divinità, ma sceglie di incarnarsi in un uomo che frequenta “cattive compagnie”, che si fa ultimo e servo, che muore di vergognosa morte e che non ha altra forza se non la Parola e l’Amore. “Un Dio nascosto è il solo che possa instaurare con gli uomini un rapporto di Libertà e non di necessità” (S.Weil)
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